Prima di abbordare nei Libri IX-XII le famose avventure di Odisseo, esamineremo veramente da vicino un altro passo del Libro VIII. Lì, vediamo un personaggio di poeta: Demodoco appare, e nel concentrarci su questo personaggio, avremo un piccolo squarcio su com'era la vita per quel tizio, Omero, nel suo mondo. Abbiamo come una visione con gli occhi di Omero, di come un poeta funziona in società, tramite il personaggio di Demodoco. È molto utile dedicargli soltanto un po' di attenzione. Dal ritratto che fa Omero di Demodoco, sappiamo che gli antichi poeti avevano un ruolo di bardo. nella loro società Cantavano canti esitenti per l'intrattenimento. Erano grandi intrattenitori, appartenevano al personale delle persone ricche, aristocratiche. Rimanevano lì dopo cena, usavano un lieve accompagnamento musicale, probabilmente c'erano ballerini che accompagnavano le diverse storie che narravano ed erano lì per raccontare episodi di un passato mitico famoso. Ad esempio, qui, Odisseo stesso chiede: ""Dài, potresti cantarci quella sul cavallo di Troia?" E Demodoco risponde all'invito, afferra il suo strumento musicale e inizia a narrare la storia del Cavallo di Troia, dove Odisseo ha un ruolo preminente, fa piangere il grande eroe e così innesca la serie di avvenimenti che porta Alcinoo a provare ad interpellarlo e a trovare modi per identificare quest'uomo. Perciò un poeta, dopo cena, ascolta le richieste, narra episodi dai grandi grandi racconti antichi e ha un ruolo di intrattenitore fra il personale di corte degli aristocratici. I poeti sono anche noti per certe prodezze, sanno fare cose un po' straordinarie. Qui mi concentrerò su due cose: Numero uno: la memoria. I poeti antichi potevano recitare a memoria enormi brani di poesia e recitarli con cadenza metrica perfetta e con accompagnamento musicale, in modo stupefacente. Avevano straordinarie capacità di memoria e incantavano il loro pubblico con la loro abilità nel ricordare particolari e narrare con grazia. In secondo luogo i poeti si mostravano meravigliosi nella loro abilità nel scegliere uno stato emotivo che forse provavano loro stessi e nel rappresentarlo mentre eseguivano la loro poesia, trasferendolo poi a gruppi di molte persone. Così, in modo quasi magico, sapevano interiorizzare uno stato d'animo soggettivo e trasmetterlo ad altri. Chiunque è mai stato in una stanza dove una persona carismatica influenza altri sa già che questo dà l'impressione di una specie di potere magico. Si credeva che i bardi avessero il potere magico di commuovere altri con il proprio canto, di influenzarli con il canto che stava cantando. Nell'antichità, questo potere è stato paragonato al magnetismo, una cosa straordinaria, azione a distanza dove il poeta in qualche modo contagiava la folla intorno a sé. Osservando questo personaggio di Demodoco, lui ci apre uno squarcio su come Omero immaginava che agissero gli antichi bardi. Ci sono anche opere interessanti da guardare, nel contesto delle tradizioni intorno a Demodoco e le storie che narra. Ricorderete che una delle sue storie, forse la più famosa storia di Demodoco, non è il Cavallo di Troia, è la scena dove Afrodite ha una tresca con Ares a scapito del marito amoroso, Efesto. La storia si evolve con particolari che fanno riflettere e ci portano a compatire un po' Efesto. Ares arriva e seduce Afrodite, lei cede, e procedono con questa tresca amorosa. Elio, il dio che risiede nel sole, li vede poiché può vedere tutto quanto accade sulla terra, va da Efesto a raccontaglielo. Efesto poi si adira per quel che sta succedendo, naturalmente, e fabbrica una rete speciale fatta di metallo finissimo. È maestro perfetto nel lavorare con vari tipi di metalli, e crea una trappola da cui nemmeno gli dèi possono fuggire. Perciò quando Ares ed Afrodite si accoppiano di nuovo, vengono intrappolati nella rete di Efesto e tutti gli dèi arrivano ed iniziano a ridere. Ridono di quella scena tremenda, dicendo: "O o, povero Efesto. Guarda, Ares sta "facendo sesso con Afrodite" e giù a sghignazzare e a darsi gomitate. Poi uno di loro dice: "Ammazza, "non sarebbe bello essere Ares adesso, "e possiedere questa bellissima regina?" Ecc., ecc. Questa storia ha un lato un po' osé, non tanto perché cozza con le norme del perbenismo -- e se è così per noi, allora era certo anche così ai tempi antichi. E di fatto, la tresca di Are ed Afrodite affascinava gli antichi commentatori. Cercavano di scoprire cosa cavolo ci faceva qui. Non sembra, non aggiunge nulla alla storia. Cosa sta provando a dirci Omero con quella tresca tra Ares, dio della guerra, e Afrodite, dea dell'amore? E qual è il ruolo di Efesto in tutto questo? Gli allegoristi ci sono andati a nozze. Sin dall'antichità, hanno affermato che messaggi sotterranei di ogni tipo si nascondono in questa storia della tresca tra Ares e Afrodite. Uno di loro, Eraclito del primo secolo dell'EV -- non è Eraclito, il filosofo presocratico, è un commentatore della poesia di Omero -- Eraclito del primo secolo EV ci dice che l'unione tra Afrodite, l'amore, e Ares, la lotta, è in realtà l'unione dell'amore e della lotta; è una storia, Afrodite e Ares è la storia dell'unione dell'amore e della lotta. Certo, si ride quando gli dèi si radunano intorno ma è una risata divina perché è allegra l'unione dell'amore e della lotta. Non conta, dice Eraclito, che sembrano proprio ridere per un tipo di emozione sghignazzante, sardonica e non per l'allegria questo non importava per Eraclito. Poi lui ha proposto un'altra idea, dicendo che tutta questa storia era un commento sull'arte del forgiare: così abbiamo il fuoco, Efesto, che ammorbidisce il ferro, Ares, catturandolo, poi dobbiamo applicare la passione, rappresentata da Afrodite, al lavoro, per essere bravi fabbri. E ricordate che alla fine, è Poseidone a far smettere il tutto: tutti gli altri dèi sghignazzano e Poseidone dice "No, no, "basta, liberali, Efesto. lasciali andare." Eraclito legge questo come un'indicazione che l'acqua nella forma di Poseidone, tira fuori i ferro e lo raffredda. Questa è l'interpretazione di Eraclito della tresca di Ares e Afrodite. Un altro commentatore del primo secolo, un uomo chiamato Cornuto, ci dice che quando Ares ed Afrodite si congiungono, è una specie dei adulterio. Secondo Cornuto il brutale e il violento non vanno d'accordo con l'allegro e il gentile, e non si intrecciano naturalmente. Però ne nasce una nobile rampolla, perché secondo la legenda, in seguito, dopo che Ares ed Afrodite si unirono, ci fu davvero un frutto della loro relazione romantica, ed è la dea, la divinità Armonia. Perciò, nell'interpretazione di Cornuto, questa è sì una rappresentazione di un adulterio però alla fine, l'armonia, una cosa buona, viene fuori dall'unione del brutale e violento con l'allegro e il gentile. Infine, l'autore della Vita di Omero, uno sconosciuto noto nell'antichità come Plutarco, ma non è certamente il nome giusto, ma l'autore sconosciuto della Vita di Omero, nel primo secolo EV, scrive: "Ares e Afrodite sono l'amore e la lotta e a volte si uniscono, allora c'è armonia, e a volte sono separati. Elio li denuncia, Efesto li incatena e Poseidone, l'acqua, li libera. Secondo lui, questo implica chiaramente che l'essenza calda e secca e quella opposta, quella fredda e umida, a volte congiungono l'universo, e a volte lo disgiungono. Quindi ci sono tante interpretazioni che scaturiscono da questa storia che Demodoco ci narra su Ares ed Afrodite. In effetti, e questo rimane probabilmente vero oggi, nei miti antichi sono le parti che sembrano più strane, quelle più perturbanti per noi, quelle più provocatorie, più sconcertanti, sono quelle parti del mito che attraggono maggiore attenzione e vengono più commentate, perché la gente cerca di capire cosa cavolo è successo. Questo è un esempio antico di un mito che viene narrato e rinarrato, interpretato e reinterpretato. Stiamo per entrare in alcune delle parti più strane dell'Odissea di Omero. I libri IX-XII ci presenteranno cose da far sembrare la tresca di Ares e Afrodite una storiella per bambini. Quindi allacciate le cinture: le cose si fanno brutte per qualche tempo, però non preoccupatevi: Odisseo ce la farà. Soffrirà, ma resisterà anche.