Nei libri I-IV dell'epopea di Omero vedremo la storia evolvere secondo il filone di Telemaco. Ci guiderà attraverso i meandri contorti della trama per introdurci alla storia. È soprattutto attraverso i suoi occhi che conosceremo Odisseo e la sua casa, Itaca, e Penelope. Impareremo cosa significa essere un eroe greco nella rappresentazione che ne dà Telemaco, ma è soprattutto a contrario che Telemaco ci insegnerà cos'è un eroe. Telemaco è un giovane e non è ancora veramente pronto a indossare il ruolo di eroe che suo padre, come vedremo, ha svolto nel vasto mondo in età adulta. Telemaco è un giovane, ha vent'anni. Suo padre è rimasto via per dieci anni di guerra e dieci anni di erranza. Non è ancora tornato. Così lui è un giovane: secondo le nostre norme attuali, questo farebbe di lui un giovane, ma nella concezione dei greci, a vent'anni si è ampiamente in età di uscire dal guscio e cominciare ad agire. In effetti i grandi guerrieri greci che sono diventati celebri eroi prendono le cose in mano pressappoco a quell'età, o un po' prima: Achille stava già conquistando territori interi a quell'età. A vent'anni si è ampiamente in età di mettersi a fare cose ma Telemaco non ha ancora raggiunto quel punto. Quando lo incontriamo, lui sta riposando, più o meno sdraiato con questo suo aspetto di silfo. Ecco come David lo rappresenta, attraverso il filtro del Rinascimento, però ha davvero carpito quel che Omero intendeva con quel personaggio di Telemaco: un giovane non del tutto pronto ad agire, e con quel sentimento di languidezza rispetto alla situazione. Quando incontriamo Telemaco, si trova in una situazione strana. Sta sognando ad occhi aperti. Atena arriva e lo contatta. Lei è travestita, lo contatta e la narrazione passa dentro la testa di Telemaco: "Poteva quasi vedere il magnifico "padre con gli occhi della mente. "Se soltanto potesse piombare dalle "nuvole e a cacciar via tutti quei proci "da ogni stanza." Così Telemaco aspetta soltanto che avvenga una specie di miracolo. Beh, probabilmente suo padre non piomberà semplicemente dalle nuvole per prendere le cose in mano. Perciò lui aspetta qualcosa di impossibile e questo non è il tipo di cose che capitano a un eroe congenito: se qualcosa va storto e c'è un eroe in giro, l'eroe affronta il problema. Gli eroi prendono le cose in mano e ottengono risultati. Telemaco non è ancora pronto per questo. Invece, quel che fa tipicamente è biasimare gli dèi, biasimare la situazione, la sorte, gli altri, ma soprattutto lui biasima gli dèi. Guardate cosa fa a pagina 85, poco dopo che l'incontriamo. Pagina 85 nella traduzione di Fagles. "Un tempo eravamo un ricco casato; adesso gli dèi hanno brutalmente invertito le nostre sorti "Gli dèi hanno pure inventato altre miserie "per tormentarmi." Così Telemaco biasima gli dèi per quanto sta succedendo. Sicuramente da questo possiamo capire che i Greci capivano in senso molto lato il coinvolgimento divino nel mondo ed era perfettamente sensato che qualcuno si voltasse dicendo "Sai, è "colpa degli dèi. "Sono loro a controllare le cose, in un certo modo, vero?" Guardate un altro esempio di questo, a pp. 88-89. Telemaco si intromette a un certo punto nella conversazione. Penelope è appena scesa dalle sue stanze, sente il bardo Femio cantare storie di ritorni dei grandi eroi che tornano da Troia. Ricordatevi cosa stiamo leggedo qui: l'Odissea di Omero è anch'essa un ritorno del genere. Quindi per noi, Femio sta creando dentro l'Odissea una specie di Odissea, narrando i ritorni dei grandi eroi da Troia. Quando Penelope lo sente, è triste, vorrebbe far smettere Femio e dice: "Ti prego poeta, "fermati, non fare questo." E Telemaco s'intromette: "Madre, sei ingiusta, non dovresti "biasimare il bardo Femio, perché "i bardi non vanno biasimati," dice, a p. 88-89: "È Zeus che va biasimato. È lui ad assegnare ad ogni umano qualsiasi maledizione gli garba." Normalmente gli eroi non s'intromettono con quel genere di discorsi fatalistici. Sì, è vero, gli dèi sono indaffarati, gli dèi sono attivi, gli dèi sono coinvolti nel mondo. Ma gli eroi non biasimo tipicamente gli dèi per tutto quanto va storto nel mondo Quando menzionano quel genere di aspetto delle cose gli eroi hanno qualcosa di diverso in mente. E se qualcosa di brutto avviene proprio davanti a un eroe, lui non dice "Oh, non ci posso fare niente" tirandosi semplicemente indietro e dicendo "Spetta agli dèi, io rimango qui impotente e mi ritiro." Non prendono il coinvolgimento degli dèi nel mondo a pretesto per starsene seduti ed esonerarsi dall'azione che è di loro responsabilità. Gli eroi si buttano sempre nella mischia e cercano di agire alla meglio. C'è come un doppio determinismo nel mondo omerico. C'è un tipo di determinismo se Zeus decreta qualcosa: sì, avverrà. Se gli dèi vi sono coinvolti, loro sono molto più forti di noi mortali, perciò in qualche modo, fanno avvenire le cose, ma quel determinismo non diventa una specie di fatalismo, almeno non nella mente degli eroi. Il fatalismo è una discussione dei deboli e nel caso presente, Telemaco sta esprimendo quella debolezza. Un eroe invece si fa avanti e dice "Sì, grandi cose avvengono ad opera degli dèi, e ora, dèi, adoperate le mie mani per eseguire la vostra volontà e il destino che sta per compiersi. Gli eroi si vedono come possenti ingranaggi nei meccanismi del destino. E saranno le loro mani ad apportare il compimento del risultato predestinato. Devono essere coinvolti. Devono essere impegnati. Più sono impegnati più sono eroici. Meno sono impegnati meno sono eroici. Quindi Telemaco ci sta mostrato la versione meno eroica di questo, qui. E se dovessimo averne una prova, vedremo molti esempi di questo quando giungeremo ad Odisseo, di lui che agisce in questa maniera. Però guardate il primo inizio dell'epopea a pagina 78 della traduzione di Fagles. Nelle prime 100 righe, Zeus stesso dice la sua su questo problema particolare e dice: "Come questi svergognati "mortali biasimano sempre gli dèi! "Soltanto da noi, dicono, vengono "tutti i loro mali. "Ma sono loro con la loro temerarietà "a tirarsi addosso più sofferenze "di quante spetta loro." Così Zeus sta dicendo, "Eh voi umani, "certo, siamo incaricati delle cose, "le gestiamo. Però voi "dovete smetterla di fare i pazzi "e vi dovete impegnare, e prendere "gli affari in mano voi stessi. "Non statevene lì immobili a biasimarci "per tutte le cattive cose che avvengono." Quando spetta a Telemaco cambiare da da quel tipo di persona che se ne sta lì immobile a lasciar avvenire cattive cose e a compiangersi, a qualcuno più vicino ad Odisseo, che agisce e ottiene risultati, gli ci vorrà qualche istruzione, qualche aiuto. L'aiuto che Telemaco otterrà verrà in quel personaggio di Atena, di solito travestita da Mentore, dove lei è la persona anziana che aiuta Telemaco nei suoi giri. Vedrete che la primissima volta in cui la incontriamo nel libro I, appare veramente sotto l'apparenza di Mente, un altro personaggio anziano che salta fuori, però di solito come Mentore. E a coloro tra voi la fuori che dicono, "Aspetti, c'è un rapporto con la parola inglese "mentor che ci dà un nome e un verbo, "mentoring, guidare qualcuno Sì certo: la parola inglese è tratta direttamente Dal nome proprio greco, e diventa una parola molto preminente, persino nel discorso attuale. Così Atena, travestita da Mentore, guida Telemaco e lo porta in una specie di viaggo in senso proprio e figurative, per consentirgli di crescere. Questa specie di andirivieni inizia nel Libro I quando Atena s'intromette ed inizia ad aiutare il nostro giovane, Telemaco, e gli fa compiere le cose che deve fare per acquisire queste nuove capacità, per acquisire questa nuova prospettiva, semplicemente per crescere. Vedremo i viaggi di Telemaco nella prossima lezione, ma in conclusione, vediamo un esempio del vecchio Telemaco, del Telemaco iniziale, quando appare: nel Libro I lo vediamo compiangersi e sognare ad occhi aperti. Atena arriva Atena arriva e lo smuove, però poi l'aiuta, lo punzecchia per farlo agire. Così alla fine del Libro I, lui decide di convocare un'assemblea. All'inizio del Libro II, la convoca davvero, con esito piuttosto penoso. Raduna tutta la gente e dice: "O voi proci, ne ho fin sopra i capelli di voi." E gesticola e s'arrabbia e scaglia fulmini e dice che tutto questo deve finire. A quel punto, c'è una reazione nella folla di coloro che lo stanno abusando. Hanno tutti pietà di lui, gli fanno una carezzina e dicono "Oh "ci dispiace tanto, Telemaco: "ti stiamo mangiando via il patrimonio "e la casa: capiamo che questo ti rattristi "però non ci biasimare, biasima tua madre." Cioè fanno lo scaricabarile, pretendendo che ci sia una qualcosa di astratto a far soffrire Telemaco. Non se ne prendono la responsabilità e certamente, non rispondono al tentativo di Telemaco di farli reagire. Perciò Telemaco non è ancora veramente pronto Fa la cosa giusta nel convocare l'assemblea, però gli manca l'autorevolezza nella sua società per ottenere un risultato. La pietà non è la cosa che ricerchi quando minacci la gente con la legge contro i raduni illeciti. Invece cerchi qualcosa di diverso. Vedremo come quel qualcosa di diverso viene risvegliato nei proci, ma ci vorranno diversi libri prima di arrivarci. Quando ci saremo, forse inizieremo a compiangere quei poveri proci invece che loro compiangano Telemaco. La prossima cosa che vedremo sarà la partenza di Telemaco per il suo viaggio. Ne parleremo nella prossima lezione.